Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

LA PRESSIONE SOCIALE A NEW YORK

La pressione sociale a New York

Dopo avere desiderato per tanti anni di andare a visitare New York, iniziando a raccogliere ritagli di stampa che parlavano della Grande Mela già dagli inizi degli anni 90, finalmente sono riuscita ad organizzarmi e ad intraprendere questo viaggio.

Impossibile non farsi un’idea della città prima di averla visitata perché l’abbiamo vista e immaginata talmente tante volte in televisione e al cinema che quando ti ci trovi dentro per ogni cosa che ti accade ti sembra di vivere sul set di un film.

 

New York però è un cubo di Rubik con talmente tante sfaccettature che ti sembra impossibile fare combaciare le tante immagini che hai in testa di lei. Eppure è così, è tutto “WoW” e “Amazing” tranne che:
–        sporca è sporca, come non credevo. Pensavo che Manhattan fosse tirata a lucido per i turisti invece passeggiando per Time Square e zone limitrofe si trova immondizia accatastata ovunque, e barboni che cercano nei rifiuti.
–         la metropolitana è la più brutta che abbia mai visto, con un caldo afoso che diventa immediatamente freddo insopportabile non appena entri nei vagoni dove ti sparano l’aria condizionata a prescindere dalla temperatura esterna (come in tutti i locali chiusi della città). Le persone che la prendono spesso hanno lo sguardo truce e rivolto verso il basso. Però si possono fare incontri divertenti e interessanti, perché la Subway è lo spaccato di ciò che si ritrova in superfice.
–         di eleganza ne ho vista veramente poca a Manhattan. Io che avevo in testa le immagini di Carrie di Sex and the City che camminava sulle strade della città sulle sue Manolo Blahnik credo di avere visto per le strade di NY soltanto una ventina di donne con il tacco alto, di cui 3 erano amiche. Probabilmente le tengono in borsa per infilarsele in ufficio, ma per me che sgambetto sui tacchi anche in treno e in metropolitana quando vado a Milano per lavoro è impossibile farmene una ragione.
Ma ciò che mi ha colpito di più di New York è che ti sbatte in faccia quanto siamo grandi le differenze sociali al suo interno. Nella Grande Mela sembra che convivino allegramente tante culture, gusti sessuali o modi diversi di essere basta che tu non sia povero, altrimenti non te la passi tanto bene.
I lavori più umili tendenzialmente sono svolti da persone di colore, spesso malvolentieri, probabilmente perché pagati molto poco. Gli italiani ce l’hanno con gli albanesi, Chinatown rimane un mondo a sé e si sta mangiando Little Italy. L’impressione che ho avuto è che ci sia molta competizione e che se ti distrai un attimo scivoli giù per la scala sociale. Ma anche ai livelli più alti non so fino a che punto se la passano tanto meglio visto che a NY sembra che ci sia l’ansia di abitare nel quartiere giusto, frequentando la gente giusta e i locali giusti, chiaramente con il guardaroba e il peso adeguato.
Per anni ho patito la mancanza di meritocrazia in Italia pensando che negli Stati Uniti avrei potuto togliermi maggiori soddisfazioni, ma se il prezzo da pagare è quello che ho visto anche no, grazie. Decisamente meglio un discreto successo in un ambiente poco ostile dove c’è collaborazione e voglia di costruire qualcosa insieme piuttosto che competere continuamente con i colleghi per il proprio status.

Probabilmente chi sceglie di viverci è perché comunque New York una chance di lavoro continua ad offrirla a tutti, visto che chiedendo in giro molti hanno confermato che il lavoro si trova, oppure perché è talmente bella con i suoi infiniti contrasti, fra alberi e grattacieli, palazzi moderni e la lucidissima Stazione Centrale che quando entri ti butta indietro nel tempo,

che chi ci vive è disposto a pagarne il prezzo. E lo capisco. Perché al di là degli aspetti negativi che ho elencato è talmente bella, intrigante e affasciante che qualche difettuccio le si può perdonare.

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