Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

ABITERESTI IN UN CONDHOTEL?

Abitare in una casa con i servizi di un albergo credo che sia il sogno segreto di ogni donna.
Usufruire di una lavanderia, di una colf o di una badante in comune, rientrare a casa tardi la sera dal lavoro e poter approfittare della mensa condominiale sono cose mi fanno venire i lacrimoni agli occhi solo a pensarci. Per non parlare dell’eventuale servizio di car sharing o di richieste personalizzate come l’invio di uno chef a domicilio.
Potrebbe essere questa una possibile evoluzione del “servizio abitativo”, sì perché la casa da sempre vissuta nel cuore italico come bene rifugio da tramandare di padre in figlio potrebbe allargare sempre di più il proprio concetto a quello di serviziosganciandosi dalla percezione di investimento per sé e per la propria prole.
Abitazioni con una metratura inferiore (tanto servono solo per dormire) ma con ampie sale in comune per poter condividere gli agi e i disagi della vita quotidiana aiuterebbero anche la socialità e la relazione a livello condominiale, specie nelle grandi città dove non si conosce neanche chi abita nel pianerottolo di fronte.
Si tratta di un’istanza direi molto femminile ma anche legata a chi abita da solo, agli anziani, ai giovani e a chi concepisce la casa solo come un dormitorio perché il baricentro della propria vita è spostato altrove, al lavoro o in viaggio.
Nel frattempo anche in Italia arriva la normativa che istituisce il CondHotel che nasce dalla trasformazione in appartamenti di una porzione di albergo esistente oppure dall’aggregazione di un hotel con un certo numero di appartamenti ubicati nelle immediate vicinanze.
In realtà il CondHotel nasce principalmente per riqualificare e riconvertire alcune strutture turistiche alberghiere, che potranno così mescolare camere d’albergo e appartamenti in affitto con la condivisione di spazi comuni,ma si affianca ad altre iniziative imprenditoriali che stanno andando in questa direzione.
A mio avviso questa potrebbe essere una tendenza del futuro ovvero l’affiancamento al concetto di abitazione classico di altri concetti pensati per specifiche tipologie di “consumatori”, diversificate per servizio, materiale utilizzato e costo, che sappiano dosare sapientemente privacy e condivisione. Finirà l’epoca della casa rigorosamente in mattoni che ti obbliga a fare un mutuo ventennale con una banca (se esiteranno ancora le banche!) perché ci saranno mille altri modi di “abitare” e di condividere gli spazi in base alle infinite e personalizzate esigenze di ciascuno di noi.
Se tutti i prodotti si stanno personalizzandostiamo certi che anche “la casa” come la intendiamo ora non tarderà a prendere questa direzione.

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