Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

DATI E DENTISTI

Privacy dati sanitari

L’altro giorno vado a farmi visitare da un dentista che non è il mio abituale. Si avvicina la segretaria con una serie di fogli da compilare fra i quali pensavo ci fosse anche quello relativo alla privacy.

Invece la signora mi presenta un questionario dove, oltre ai miei dati personali, mi chiede informazioni sulle tutte le mie malattie passate, presenti e future, comprese quelle immaginarie, senza farmi firmare nulla su come tratterà i miei dati personali.

Anche se normalmente non leggo per filo e per segno i moduli della privacy con i quali ci zavorrano fino all’inverosimile, il fatto che non mi abbia fatto firmare uno straccio di foglio sull’utilizzo dei miei dati personali mi ha fatto girare le scatole e ho subito etichettato questo comportamento come molto poco professionale.

Sta di fatto che nel corso della visita il dentista mi fa anche una radiografia che poi si fa pagare senza rilasciarmela. Solo dietro mia insistenza, dovuta al fatto che non volevo farmi bombardare di radiazioni in caso di consultazione di un altro dentista, la segretaria me l’ha inviata in un secondo momento tramite posta elettronica.

Quindi, ricapitolando: io ho ceduto al dentista tutti i miei dati senza che lui mi abbia detto come intendeva trattarli, poi gli chiedo qualcosa di mio e faccio fatica ad ottenerlo. E allora ripenso a tutte le informazioni che ho lasciato in questi anni ai tanti specialisti dei quali mi sono avvalsa a vario titolo, che custodiscono nei loro archivi spesso ancora cartacei tanti pezzettini di me sui quali non ho alcun controllo.

Intendiamoci, non che pensi che vogliano farne chissà cosa, a parte tramandarli ai propri figli, nipoti o cugini che rileveranno i loro studi, semplicemente mi ha sempre dato fastidio che loro tenessero queste informazioni per sé costringendomi spesso a continuare ad avvalermi di loro come professionisti per non “ricominciare da capo” con uno specialista nuovo.

Ma se anche per il conto corrente esiste la portabilità perché la portabilità dei dati sanitari pur essendo stata regolata non è mai decollata?

E mentre i medici continuano allegramente a sottovalutare il problema, a monte i giganti dei Big Data come Amazon sono entrati nel mercato dei farmaci vendendo informazioni alle aziende che producono medicinali per aiutarli a migliorare il loro parco-dati al fine di estrarne nuove conoscenze. Quindi qualcosa si sta muovendo eccome.

A valle invece i pazienti sono sempre più proprietari e gestori, tramite i propri smart watch, dei loro dati sanitari e non (peso, pulsazioni, pressione ma anche abitudini alimentari, hobby, ecc). Questo darà agli individui un maggiore potere che potrà essere esercitato dicendo “ti darò i miei dati se ti prenderai cura di me”.

Nell’attesa che questi due fenomeni dilaghino, sarà il caso che i medici inizino a ragionare su come trattare i dati accumulati in tanti anni di appunti da amanuense che fra qualche tempo potrebbero valere oro e che non vorrei che fossero venduti al mercato del pesce alle mie spalle. Per favore diamo a Cesare quello che è di Cesare.

 

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