Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

QUANTO DEVE ATTORCIGLIARSI LA CONTABILITA’?

Quanto deve attorcigliarsi la contabilità (costo della complessità contabile)

 

Nel corso della mia carriera lavorativa me lo sono chiesto più di una volta, avendo lavorato in momenti diversi in aziende differenti, e avendo avuto molte conversazioni con compagni, amici e parenti sull’argomento.

Tendenzialmente io non sono la classica contabile che si trincera nella torre d’avorio, anzi, sono ben consapevole che la vita di un’azienda ruota intorno alla vendita e che bisogna cercare di agevolare il settore commerciale perché se non gira come si deve a fine mese il bonifico dello stipendio in banca non arriva.

Quindi non sono d’accordo sui no detti a priori, sul nascondersi dietro a delle procedure che a volte sono dovute più ad una mancanza di voglia di sbattersi per venire incontro alle esigenze degli altri più che ad una reale impossibilità a fare le cose.

Però non sempre va fatto tutto ad ogni costo. Fino a non molto tempo fa nella maggior parte delle aziende il pensiero era questo, cioè che la contabilità è qualcosa che viene a valle del processo produttivo e che in qualche modo deve aggiustare le cose che vengono fatte a monte. Ovvero prima si fa, poi si vedrà come sistemare contabilmente.

Ma qual è il limite oltre il quale l’amministrazione non deve andare per stare dietro alle paturnie e alle esigenze di tutti gli altri uffici?

 

IL COSTO DELLA COMPLESSITA’

La complessità ha un costo, che ci piaccia o no, ma questo costo non avendo una contropartita monetaria non viene rilevato dal sistema della partita doppia, e se non si usano strumenti sofisticati di controllo di gestione finisce per essere dato per scontato essendo invisibile.

Quando si inizia a permettere l’ennesima eccezione dell’eccezione alla regola aziendale che va gestita manualmente dagli uffici amministrativi avendo come unico obiettivo quello di portare a casa una vendita in più si comincia a costruire una casa non con il cemento armato ma con la sabbia, e alla prima follata di vento la casa viene giù.

Qualcosa è cambiato con la fatturazione elettronica, nel senso che l’Agenzia delle Entrate ha imposto dei paletti alle procedure aziendali, paletti ai quali, volenti o nolenti, tutti quanti devono adeguarsi. Questo in alcune realtà ha messo dei freni all’uso indiscriminato di qualunque pratica, ma in altre situazioni purtroppo ha arzigogolato ancora di più le procedure per bypassare i limiti di legge. Ovvero: fatta la legge, trovato l’inganno.

Può sembrare strano agli occhi di chi non si occupa di contabilità ma a volte dire dei no che fanno perdere una vendita perché sarebbe troppo complicata e poco lineare da gestire può essere salutare e anche economico per la vita di un’azienda, perché la linearità e la semplicità delle procedure paga sempre anche se è meno tangibile e più difficile da misurare.

 

LE COLPE DELLA CONTABILITA’

Dall’altra parte anche la contabilità ha le proprie colpe, specie quando ci si muove al confine del controllo di gestione. A volte vuole fornire dati che spaccano il capello ma che sono assolutamente inutili perché per arrivare a quel livello di granuralità bisogna fare così tante e tali congetture che se cambia uno zero virgola ecco che i risultati non hanno più alcun senso. E questo a volte succede perché per il contabile integerrimo è impossibile concepire una approssimazione che non rasenti la paranoica quadratura.

Invece spesso è meglio il classico “pochi da buoni”, ovvero dati e informazioni magari più grossolani ma semplici e veloci da ottenere, magari imperfetti ma molto pratici per chi deve prendere delle decisioni e che non ha bisogno della formula della bomba atomica per capire quello che gli interessa. Oltretutto in questo modo ci sono meno probabilità di inciampare nell’errore.

Per concludere, come in ogni cosa, ci vuole giudizio, e certamente sensibilizzare le persone sull’importanza di avere dati contabili corretti e utili ma anche snelli e facili da produrre certamente male non fa.

Niente di più e niente di meno.

Post Correlati

% Commenti (2)

È un punto di vista contabile che mi piace e te lo dico da libera professionista.
Mi dà l’idea di lavorare insieme per il conseguimento di un progetto, e questo rende decisamente più forti.

Grazie Viviana. L’unione fa sempre e comunque la forza, soprattutto se è fra persone che si capiscono.

Leave a comment