Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

I NUMERI NON SONO SOGGETTIVI

I numeri non sono soggettivi

“Conosco un professore di statistica che ama dire: i dati li interrogo finché non confessano quello che voglio io”

Questo commento è stato fatto su LinkedIn ad un mio post che parlava di come l’analisi dei dati relativi al Coronavirus sia una botta di stima per chi si occupa di controllo di gestione perché è sotto gli occhi di tutti la rilevanza che stanno assumendo i numeri per la conoscenza del virus.

Ogni sera vero le 18 aspettiamo con ansia il bollettino della Protezione Civile che indica i nuovi contagi, i guariti e i decessi. Ormai sappiamo che da quei numeri, e dalla relativa curva statistica, è collegato il momento del ritorno ad una vita normale o pseudo-tale.

Ma da qualche giorno abbiamo iniziato a capire che i 3 numeri che ci vengono forniti probabilmente non sono sufficienti per descrivere il fenomeno:

  • Sono saliti i contagiati. Sì, ma perché si sono fatti più tamponi. Ma si sono fatti più tamponi perché la sanità non è più sotto pressione o perché effettivamente sono diminuite le esigenze di farli?
  • Sono diminuiti i guariti. Ma le persone che sono uscite dalla terapia intensiva non sono un indicatore importante? E i dimessi dall’ospedale?

Accanto alle statistiche ufficiali iniziano a spuntare studi paralleli con i calcoli delle morti medie degli anni precedenti per dimostrare che sono state ampiamente sottostimate. Finalmente si è capito che il dato della mortalità è uno dei pochi ai quali ci si può agganciare per fare dei ragionamenti.

Risultato? Un grande caos. L’unica certezza è che quei 3 numeri che all’inizio venivano presi come oro colato cominciano a mostrare i loro limiti perché tutti li tirano per la giacchetta.

 

MA I NUMERI SONO VERAMENTE SOGGETTIVI?

Sono giorni che penso che ai tavoli di lavoro oltre a ministri, virologi, parti sociali e quant’altro andava inserito sin da subito anche qualcuno che di numeri se ne intendesse.

Detto questo io ritengo che no, i numeri non sono soggettivi, è soggettivo l’uso che si fa dei numeri e delle statistiche e per un motivo molto semplice. Perché sono veramente poche le persone che, a fronte di un fenomeno qualunque, sono in grado di determinare molto velocemente e con arguzia quali sono i numeri e gli indicatori giusti che esprimono il fenomeno che si vuole studiare.

E oltretutto non basta che ci siano quattro “esperti” in grado di farlo. Se la maggior parte della popolazione (compreso chi ha responsabilità politica) non si rende conto di quanto sia importante capire quali sono gli indicatori giusti e non è in grado di sviluppare un minimo di giudizio critico quando deve interpretare un rapporto, non sentirà mai il bisogno di farlo neanche quando si tratta di salvare vite umane.

Aggiungo che se a scuola la matematica si continua ad insegnarla come se fosse qualcosa per pochi eletti naturalmente portati a “fare di conto” (mentre agli altri sta pesantemente sulle scatole) qualunque indicatore sarà sempre letto dalla maggioranza delle persone come se fosse una “verità” assoluta ma indecifrabile.

E’ necessario invece che, a partire dalla scuola, qualcuno si impegni a spiegare come nascono le cifre che incontriamo nella nostra vita e come dare loro il giusto significato a 360 gradi. Perché per capire il mondo dei numeri non bisogna conoscere solo le statistiche ma anche le persone e il modo in cui le usano per raggiungere i propri obiettivi.

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