Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

PREFERISCI LAVORARE IN SEQUENZA O A RIPASSO?

Metodi di lavoro

 

Dalla mia personale esperienza ho potuto constatare che esistono principalmente due modi di lavorare:

  • in sequenza
  • a ripasso

 

IL LAVORO IN SEQUENZA

Per me il lavoro in sequenza è quello in cui ti occupi di un argomento, di un problema, di una questione e la porti avanti fino a quando non hai completato tutto.

Questo significa che se devi fare dei controlli, degli incroci di dati, delle telefonate le fai nel momento in cui incappi nella questione da risolvere senza rimandare.

Chiaramente non sempre fila tutto liscio, ma il concetto è “faccio tutto bene subito così dopo non devo ricontrollare”.

Probabilmente questo modo di lavorare è più veloce perché non si deve ritornare sopra agli argomenti in un momento successivo, a meno che non ci si debba interrompere troppe volte a causa dei numerosi riscontri con fonti esterne che non sono subito disponibili.

 

IL LAVORO A RIPASSO

Nel lavoro a ripasso invece la prima volta in cui si affronta un argomento, un compito, un programma si fa una prima stesura per avere il quadro complessivo e poi si ritorna sopra facendo tutti i controlli e le verifiche del caso, anche più volte.

Personalmente io preferisco lavorare in questo modo, forse perché la mia capacità di tenere l’attenzione si è abbassata molto con gli anni e vengo distratta facilmente da altre compiti o persone, fatto sta che non riesco più a fare tutto bene subito e ho bisogno di ritornarci sopra. Qualche anno fa non era così, preferivo l’opposto, ma ora mi rendo conto che proprio non ci riesco più.

 

IL NODO DEI CONTROLLI

Che si utilizzi l’uno o l’altro metodo il punto critico a mio avviso è quello dei controlli. Quanto volte bisogna controllare il lavoro? Se non si controlla abbastanza c’è il rischio di fare degli errori grossolani, ma se si controlla troppe volte c’è il rischio di perdere tempo in attività che non portano un reale valore aggiunto.

Il “lavoro circolare” ha il pregio che riguardando le cose con occhio diverso si possono scoprire più facilmente errori o imperfezioni, ma ha il difetto che se si torna più volte sulle stesse cose si rischia di eccedere in precisione. Spesso ci dimentichiamo che la troppa precisione ha un costo, e per fare tacere la nostra coscienza di lavoratori solerti, precisi e scrupolosi buttiamo via del tempo in controlli per i quali il gioco non vale la candela.

 

QUANDO LA SEQUENZA E’ UN LIMITE

Il lavoro in sequenza è utile in diverse situazioni, soprattutto per i processi più semplici, ma rischia di farci bloccare sempre nella stessa successione.

Ci sono persone, soprattutto negli uffici amministrativi e in quelli pubblici o parastatali, che ogni santo giorno svolgono i compiti che gli sono stati assegnati con lo stesso ordine e nello stesso modo, e guai a modificare una virgola. Molto spesso la colpa non è neanche la loro. Sono i loro capi e le loro strutture che nel tempo si sono ingessate e le persone hanno sviluppato un cervello talmente poco elastico che non avanzano di un millimetro nella pratica se prima non hanno sistemato tutti i cavilli.

 

IL LAVORO A MATRIOSKA

Infine esiste, aimè, quello che io chiamo il lavoro a Matrioska, che è il modo peggiore di lavorare ma a volte non si può fare a meno di applicarlo.

Il lavoro a Matrioska è quello per cui si inizia un’attività, ma poi chiama il capo e ci si interrompe perché “Ubi maior minor cessat”, ma nel frattempo bussa alla porta un collega che si pianta in ufficio reclamando attenzione. Mentre lo si ascolta squilla il telefono e ci si interrompe per rispondere, però cade il foglio degli appunti dietro alla libreria e si appoggia il telefono per cercare di tirarlo fuori, e così via.

Alla fine si risale a ritroso dall’ultimo compito (spesso il più banale) fino al primo che li contiene tutti e finalmente se ne viene a capo. Per fortuna non tutte le giornate vanno così L.

Post Correlati

Leave a comment