Ho sempre pensato che la caccia alle streghe fosse un fenomeno folcloristico da inquadrare nella lotta agli eretici portata avanti dalla Chiesa Cattolica nel XVI e XVII secolo.
Leggendo il libro “Calibano e la strega” di Silvia Federici ho scoperto un interessante punto di vista: il collegamento della caccia alle streghe all’accumulazione del capitale che ha portato alla nascita del capitalismo.
Si tratta di un testo complesso, scritto da una sociologa, accademica, filosofa e attivista Italiana naturalizzata americana che lavora nel campo del femminismo e degli studi di genere.
Ho cercato di riassumere i principali concetti legati all’evoluzione del ruolo della donna all’interno dell’azienda “famiglia” traendo le mie conclusioni alla fine.
1) Che cos’è l’accumulazione originaria
2) Il mercantilismo e la riproduzione della forza lavoro
3) La famiglia e il lavoro femminile
4) 1487 Il Malleus Maleficarum
5) L’angelo del focolare
6) La divisione del lavoro
7) Dall’economia di sussistenza all’economia monetaria
8) La concezione magica del mondo
9) La sessualità femminile
10) La medicina e la scienza
11) Le mie conclusioni
CHE COS’E’ L’ ACCUMULAZIONE ORIGINARIA
L’accumulazione originaria è la concentrazione di capitale e della forza lavoro nelle mani della borghesia che ha portato al passaggio dal feudalesimo al capitalismo.
Nel XVI secolo le classi dominanti in Inghilterra fecero recintare le terre comuni, portando alla concentrazione dei terreni nelle mani dell’aristocrazia inglese e alla riduzione in povertà delle masse di contadini che persero i loro diritti. Non potendo più trarre sostentamento dalla terra i contadini si trasformarono in classe lavoratrice a basso costo per i grandi proprietari terrieri o per la nascente industria. Fu la fine della coesione sociale, soprattutto fra donne per le quali le terre comuni costituivano il centro della vita comunitaria.
Si passò così da un’economia di sussistenza, dove non c’era separazione fra la produzione di beni e la riproduzione della forza lavoro (e l’attività domestica contribuiva a pieno titolo al sostentamento della famiglia) ad un’economia monetaria con la divisione sociale e sessuale del lavoro. L’attività domestica era esclusa dal salario e venne completamente svalutata. Il lavoro femminile venne concepito come una risorsa naturale esistente al di fuori della sfera dei rapporti di mercato.
IL MERCANTILISMO E LA RIPRODUZIONE DELLA FORZA LAVORO
A seguito del calo della popolazione dalla metà del XVI secolo si diffuse la convinzione che il numero dei cittadini determinava la ricchezza di una nazione.
Il mercantilismo fu la politica economica secondo la quale la prosperità di una nazione è proporzionale alla quantità di denaro e di lavoratori disponibili. Il basso livello dello sviluppo tecnologico faceva degli uomini la principale risorsa produttiva.
Per risolvere il problema della crisi demografica di quel periodo i potenti si convinsero che dovevano mettere la procreazione al servizio dell’accumulazione originaria.
La disponibilità di forza lavoro divenne nel XVII secolo una questione urgente perché la popolazione in Europa cominciava a diminuire.
Le donne dovevano dedicarsi alla riproduzione della forza lavoro e l’omosessualità fu combattuta anche attraverso la legalizzazione della prostituzione.
L’iniziativa più importante promossa dallo Stato per ottenere il tasso di popolazione desiderato fu l’avvio di una vera e propria guerra contro le donne con il chiaro scopo di spezzare il controllo che esercitavano sui loro corpi e sulla riproduzione. Questa guerra fu portata avanti con la caccia alle streghe che demonizzò ogni forma di controllo delle nascite e della sessualità non procreativa. Tutti i governi europei iniziarono a imporre pene più severe contro la contraccezione, l’aborto e l’infanticidio.
Le levatrici furono emarginate per far posto ai medici maschi. Il corpo femminile fu considerato una macchina per procreare funzionante secondo ritmi che sarebbero sfuggiti al controllo delle donne. La contraccezione fu criminalizzata espropriando le donne del sapere che veniva tramandato. Furono ideati i preservativi che non potevano essere usati e controllati dalle donne.
LA FAMIGLIA E IL LAVORO FEMMINILE
Nel XVII secolo fu data una nuova importanza alla famiglia come istituzione chiave per la trasmissione della proprietà e la riproduzione della forza lavoro.
Si fece strada l’assunto che le donne non dovessero lavorare fuori casa e che qualunque attività che svolgevano in casa non era lavoro ed era priva di valore anche se svolta per il mercato. Il lavoro femminile cominciò a sembrare una risorsa naturale accessibile a tutti al di fuori della sfera dei rapporti di mercato.
Tutto il lavoro femminile se svolto in casa venne catalogato come faccenda domestica e se prestato fuori dalle mura veniva pagato meno di quello di un uomo e mai abbastanza per permettere ad una donna di mantenersi. Il matrimonio era considerato la vera carriera.
Questa perdita di potere nei confronti dell’impiego salariato portò alla prostituzione di massa per recuperare parte dell’autosufficienza economica perduta. A quel punto cambiò l’atteggiamento istituzionale. La prostituzione, che nel Medioevo era ufficialmente accettata, a partire dal XVI secolo venne criminalizzata.
Si può collegare la messa al bando della prostituzione e l’espulsione delle donne dalla forza lavoro con la creazione della casalinga e la ricomposizione della famiglia come centro della produzione forza-lavoro.
Anche prima del capitalismo c’erano rapporti ineguali e una divisione del lavoro discriminante, ma veniva mitigata dal fatto che le donne avevano accesso ai beni comuni e ad altre risorse collettive. In seguito divennero le donne stesse dei beni comuni perché il loro lavoro fu definito una risorsa naturale esistente al di fuori della sfera dei rapporti di mercato.
Fu il trattato che indicava come riconoscere le streghe, combatterle e processarle.
Spesso ad essere perseguitate erano le levatrici escluse dalle stanze delle partorienti per far posto agli uomini ossessionati dal controllo delle nascite. Oppure erano le donne che cercavano di evitare la maternità e che esercitavano la loro sessualità fuori dal vincolo del matrimonio o della procreazione. Erano donne ribelli in grado di sovvertire l’ordine costituito.
Per la classe dirigente bisognava bruciarle per far posto al nuovo ideale di donna da inserire nella società capitalista e patriarcale nata dalle ceneri delle streghe bruciate, ovvero l’angelo del focolare, madre e moglie perfetta, remissiva ubbidiente e devota.
Le donne furono oggetto di un processo di degradazione sociale anche attraverso la diffamazione letteraria e culturale.
Ci fu una campagna di terrore, le donne venivano descritte come esseri diabolici. Fu distrutto un intero mondo di pratiche femminili e di rapporti collettivi che erano stati la base del loro potere nell’Europa pre-capitalistica, condizione della loro resistenza nella lotta contro il feudalesimo.
Esaurito il suo scopo l’immagine della femminilità costruita durante la transizione dal feudalesimo al capitalismo fu abbandonata e sostituita con un’altra più funzionale. Emerse un nuovo modello di femminilità: la donna e moglie ideale, passiva, obbediente, sempre indaffarata e casta.
Durante la caccia alle streghe le donne erano esseri selvaggi, lussuriose, ribelli, incapaci di controllarsi. Nel periodo fra il 1550 e il 1650 il termine strega e donna erano considerati sinonimi. Le donne venivano accusate di insaziabile lussuria, perversione sessuale e infanticidio.
Alle soglie del XVIII secolo il canone venne capovolto. Le donne divennero passive, asessuali e in grado di esercitare un’influenza benefica sugli uomini.
La caccia alle streghe terminò alla fine del XVII secolo quando ormai il capitalismo si era affermato e la classe dominante aveva consolidato il proprio potere.
Il lavoro domestico venne visto come “lavoro di amore”: una rappresentazione ideologica che induce a naturalizzare il ruolo di moglie e madre in cambio del riconoscimento sociale.
Nella società capitalista il corpo è stato per le donne quello che la fabbrica è stata per i lavoratori maschi.
Nell’economia di sussistenza del villaggio l’attività domestica non era svalutata e non contemplava rapporti sociali diversi da quelli degli uomini. Nell’economia monetaria il lavoro domestico venne escluso dall’area del salario e cessò di essere visto come un vero lavoro.
Nelle sommosse contro le recinzioni c’era stata una forte presenza femminile. Non appena la terra fu privatizzata e i rapporti monetari presero a dominare la vita economica fu più difficile per le donne mantenersi essendo sempre più confinate al lavoro riproduttivo nel momento in cui veniva completamente svalutato.
DALL’ECONOMIA DI SUSSISTENZA ALL’ECONOMIA MONETARIA
Con la fine dell’economia di sussistenza pre-capitalista l’unità fra produzione e riproduzione, tipica di tutte le società basate sulla produzione per l’uso ebbe termine. Queste due attività cominciarono ad essere caratterizzate da rapporti sociali diversi e ad essere svolte da soggetti diversi.
Nel nuovo regime monetario solo la produzione per il mercato venne considerata come attività capace di creare valore, mentre la riproduzione della forza lavoro cominciò ad essere ritenuta priva di valore da un punto di vista economico e cessò di essere considerata un lavoro. Il lavoro domestico fu sempre più svilito come “lavoro da donne” e considerato una loro vocazione naturale. Le donne furono escluse da molte occupazioni salariate e dipendenti dagli uomini, consentendo allo Stato e ai datori di lavoro di usare il salario maschile come mezzo per regolare anche il lavoro femminile.
L’occultamento del lavoro non pagato delle donne sotto la coperta dell’inferiorità culturale ha permesso al capitalismo di espandere la parte non pagata della giornata di lavoro e di usare il salario maschile per accumulare il lavoro delle donne.
L’apice si raggiunse nel XIX secolo con l’invenzione della casalinga a tempo pieno. Separando la produzione dalla riproduzione nel passaggio dal feudalesimo al capitalismo si è venuta a creare una classe di donne proletarie espropriate ma prive di accesso al salario in una società sempre più monetizzata e quindi costrette alla dipendenza economica e alla invisibilità come lavoratrici.
LA CONCEZIONE MAGICA DEL MONDO
Nonostante gli sforzi della Chiesa la stregoneria e la concezione magica del mondo, continuava a prevalere a livello popolare. Sradicare queste pratiche era una condizione imprescindibile per imporre la disciplina del lavoro capitalista perché la magia si presentava come una forza illecita di potere e uno strumento per ottenere ciò che si voleva senza lavorare.
La concezione magica del mondo aveva come un fondamento una concezione qualitativa del tempo e dello spazio che mal si conciliava con la disciplina del processo lavorativo. Per questo motivo la magia è sempre stata temuta dalla classe dominante come strumento di insubordinazione degli oppressi.
La Chiesa cattolica e romana ha fornito l’impalcatura metafisica e ideologica alla caccia alle streghe e ha istigato la loro persecuzione come aveva istigato quella degli eretici. La caccia alle streghe proponeva un solo diavolo al posto della miriade di demoni che popolavano il mondo medioevale e rinascimentale
La stregoneria fu legata all’insaziabile lussuria delle donne. Allora come oggi è reprimendo le donne che le classi dominanti hanno represso con maggiore efficacia l’intero proletariato.
Tutte le paure più profonde nutrite dagli uomini nei confronti delle donne (dovute in gran parte alla propaganda misogina della Chiesa) sono state mobilitate a questo scopo.
La stregoneria era un’antica religione matrifocale alla quale l’Inquisizione aveva cominciato a prestare attenzione dopo aver sconfitto l’eresia. Pertanto la caccia alle streghe, portata avanti per due secoli, fu una guerra contro le donne. Un’azione concertata che mirava a degradarle, demonizzarle ed annientare il loro potere sociale. In quel periodo le amicizie femminili divennero sospette, denunciate dal pulpito come sovversive dell’alleanza fra marito e moglie. Le relazioni fra donne durante i processi venivano demonizzate dai persecutori, che obbligavano le accusate a denunciarsi a vicenda come complici nel crimine.
Ma la persecuzione ha diviso anche gli uomini dalle donne, insegnando agli uomini a temere il potere delle donne.
La passione sessuale minava l’autorità maschile sulle donne. Una donna sessualmente attiva era un pericolo pubblico perché sovvertiva il senso di responsabilità dell’uomo e ne minava la capacità di lavorare e controllarsi. Metteva in discussione quel modello di famiglia che voleva la borghesia modellata sullo Stato con il marito sovrano e la moglie suddita del suo potere.
La sessualità femminile doveva essere esorcizzata, trasformata in un lavoro di servizio all’uomo e all’attività procreativa.
La vitalità sessuale della donna anziana rappresentava la vittoria della vita sulla morte.
La caccia alle streghe fu lo strumento più incisivo per ristrutturare la vita sessuale che in conformità alla nuova disciplina del lavoro capitalista criminalizzava ogni attività sessuale che costituisse una minaccia per la procreazione e la trasmissione della proprietà all’interno della famiglia o rubasse tempo ed energie all’attività lavorativa.
Fu vietata la sessualità pubblica e collettiva che era prevalsa nel Medioevo. L’omosessualità, che era accettata durante il Rinascimento, fu estirpata nel corso della caccia alle streghe.
Nel Medioevo la prostituta e la strega erano considerate figure positive che svolgevano un compito sociale all’interno della comunità. Con la caccia alle streghe entrambe assunsero una connotazione negativa.
Nel XVII secolo con lo sviluppo della scienza nacque la medicina professionale, che erigeva un muro di inoppugnabile sapere scientifico davanti alle classi inferiori. La guaritrice venne sostituita con il dottore.
La donna fu perseguitata come strega perché incarnava il lato selvaggio della natura. Dominare la donna significava dominare la natura. Il controllo della natura non implicò necessariamente la fine di una visione della natura al femminile. Per la nuova scienza la natura continuava ad essere «femmina», ma non era più la Madre che nutre, ma un soggetto passivo da violentare, sezionare per carpirne i segreti.
Facendo appello al demonio gli inquisitori si liberarono dell’animismo e del panteismo popolare ridefinendo in modo più centralizzato il luogo e la distribuzione del potere nella società.
Le élite europee avevano bisogno di sradicare un intero modo di vivere che nel tardo medioevo minacciava il loro potere economico e politico.
Erano le donne che difendevano con più forza il vecchio modo di vivere e si opponevano alle vecchie strutture di potere perché erano quelle che ne subivano gli effetti peggiori.
La recinzione delle terre comuni ha portato all’economia capitalistica e ad una più marcata divisione del lavoro fra uomini e donne. Prima di allora la terra non veniva migliorata, i contadini se ne occupavano per un anno e poi l’abbandonavano. Con l’aumento della domanda di beni agricoli si rese necessario un più intenso sfruttamento del terreno.
La rivoluzione scientifica, il capitalismo, l’economia monetaria hanno portato a grandi iniquità ma hanno dato via a quello che chiamiamo il progresso tecnologico.
I miglioramenti apportati nella vita di tante persone li conosciamo, ma i danni sono sotto gli occhi di tutti: disuguaglianze, oppressione di alcune categorie a favore di altre, sfruttamento insensato della natura.
La consapevolezza di quello che è successo e di come siamo arrivati a questo punto fa sì che possiamo apportare dei correttivi. Il sistema capitalistico ci ha permesso di evolverci, ma è doveroso capirne i lati negativi affinché ciascuno di noi possa contribuire a migliorarlo.
Per quel che riguarda la questione femminile, le donne sono talmente immerse in un modello patriarcale che ancora faticano a riconoscerne i condizionamenti dannosi per la salute fisica e mentale. Sapere come siamo arrivati a questo punto aiuta a decostruire gli stereotipi e a fare in modo ogni donna possa trovare la propria via attingendo anche a modelli alternativi del passato che forse è meno barbaro di come ce l’hanno sempre raccontato.
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