Aggiornato il 6 febbraio 2026
Sono cresciuta con l’idea, inculcata da mia madre, che non appena toccavo le monete e le banconote dovevo correre a lavarmi le mani perché il denaro è sporco. Mia mamma ha sempre avuto una forte avversione verso il denaro fisico perché pensava che fosse portatore di germi e di malattie.
Sarà che ha vissuto gli anni del dopoguerra, quando la trasmissione delle malattie era una questione più complicata rispetto ai giorni nostri, ma anche quando tante malattie sono state debellate e le occasioni di contagio sono diminuite, quest’idea del denaro sporco non è riuscita a togliersela dalla testa.
DUE MODELLI FAMILIARI DIVERSI NEL RAPPORTO CON IL DENARO
Fortunatamente l’atteggiamento di mio padre verso il denaro ha abbondantemente bilanciato quello di mia mamma, perché crescere con l’idea che il denaro sia qualcosa di sporco è quanto di peggio possa capitare nell’educazione finanziaria di un figlio.
Quello che pensiamo sul denaro è frutto di un condizionamento risalente all’infanzia, così radicato da impedirci di avere una visione più aperta e diversa da quella inculcata dai genitori. Peccato che molti di noi non si rendono conto di quanto i figli siano influenzati da quello che viene detto da mamma e papà sull’argomento.
Spesso noi genitori facciamo un lavoro straordinario per aiutare lo sviluppo dei figli a livello atletico, scolastico e spirituale, impegnandoci per onorare tutti gli impegni presi nei vari campi della vita sociale dei nostri figli. Ma a livello finanziario quanti sono quelli che riescono a dare un valido sostegno ai propri eredi?
EDUCARE AL DENARO SIN DA PICCOLI
Pensare che i bambini non debbano “preoccuparsi” dei soldi perché troppo piccoli (un “troppo piccoli” che spesso si allunga fino alla laurea) spiana la strada a future e reali preoccupazioni per la mancanza di capacità nel gestire un bilancio familiare. Insegnare in denaro ai bambini piccoli con naturalezza e giocosità li aiuterebbe a gestirlo adeguatamente in futuro.
Invece l’orientamento educativo più diffuso tra le famiglie italiane tende a trasmettere un archetipo negativo e teso nei confronti del denaro, facendo passare l’idea che il denaro risolve qualsiasi problema ma senza spiegare come. Bisognerebbe invece trasmettere un approccio più rilassato, insegnando per contro che il denaro non costituisce garanzia di benessere interiore se non si hanno buone relazioni, intense passioni e progetti in cui credere.
QUANDO IL DENARO SOSTITUISCE IL TEMPO
Che dire poi del vuoto creato dall’assenza dei genitori che viene colmato attraverso l’acquisto di oggetti materiali? Il paradosso è che poi si tenta di spiegare la propria assenza per andare al lavoro con la necessità di guadagnare denaro per comprare quegli oggetti che li educhiamo a diventare necessari. E’ uno dei tanti paradossi del capitalismo.
In questo modo il denaro viene associato a qualcosa di negativo, che costa fatica e comporta il dolore dell’abbandono. Invece fare soldi potrebbe essere anche divertente se si trovasse il modo per farci pagare per quello che ci piace fare.
DALL’ESEMPIO DEI GEnITORI ALL’EDUCAZIONE DEI FIGLI
Per quel che mi riguarda i miei genitori mi hanno sempre resa partecipe della situazione economica e finanziaria familiare sin da bambina. Io mi sentivo grande e appagata a tal punto che poi “la conta del denaro” l’ho fatta diventare il mio lavoro, ma certamente non è necessario arrivare sino a questo punto.
Quando mio figlio aveva sette anni, tendevo a comportarmi in questo modo: gli davo una paghetta settimanale minima e lo incoraggiavo a usare i suoi soldi quando la richiesta di comprare qualcosa partiva da lui. Se invece la proposta veniva dai genitori o dai nonni, allora rientrava nella voce “regali”.
Sin dalla nascita gli abbiamo accantonato i soldi extra ricevuti nelle festività e nei compleanni in un conto ad hoc, visto e considerato che di regali e di giocattoli ne ha sempre avuti in abbondanza. Utilizzare quei soldi in più per comprare altri regali sarebbe stato indubbiamente uno spreco.
Certo, potevamo permetterci di farlo, e non tutti hanno questa possibilità. Ma in ogni modo penso che, ciascuno in base alle proprie disponibilità economiche e ai propri valori, debba comunque ambire a rendere un figlio un adulto sufficientemente “attrezzato” per poter gestire il proprio denaro, poco o molto che sia, adattando le scelte alle diverse fasi della vita.
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