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Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

UNA DONNA DEVE SAPER CUCINARE?

Aggiornato il 29 ottobre 2025

Una donna deve saper cucinare
L’unica volta che mi sono cimentata nella preparazione  sia delle tagliatelle sia del ragù

 

E’ da anni che mi interrogo su una forma di autofinanziamento tutta italiana, che io chiamo “l’economia delle torte”.
È quel meccanismo ormai diffusissimo per cui si chiede alle donne — e soprattutto alle mamme — di preparare una torta da vendere al mercatino, usando il ricavato per finanziare attività di ogni tipo.

A parte il fatto che si tratta di una pratica che non è in regola né con le norme sanitarie né con quelle fiscali, voglio ora riallacciarmi a questo argomento per parlare del mio rapporto controverso con la cucina, che aumenta nel momento in cui mi sento sottoposta a questo tipo di richiesta, perché io non amo particolarmente cucinare e il poco tempo libero che ho preferisco dedicarlo ad altre cose.

CUCINARE SI’ MA SENZA ENTUSIASMO

Non che io non cucini, sia chiaro, lo faccio e ci metto anche dell’impegno, perché mi piace mangiare cibi sani e non precotti e perché sono molto attenta all’alimentazione di mio figlio. E poi mi piace sperimentare ricette nuove. Però cucinare non mi rilassa affatto, come invece raccontano tante persone. Io invece mi stresso, le cose non mi vengono mai come vorrei, sono ipercritica, tendo a cuocere troppo, mi distraggo, e la maggior parte delle volte non sono soddisfatta del risultato.

Tutto ciò si amplifica quando devo cucinare per altre persone, soprattutto se quello che produco deve essere presentabile a tutti, come nell’economia delle torte.

CompraRE CIBI GIA PRONTI

Gli uomini, di fronte a queste situazioni, risolvono sempre in modo pragmatico: “compralo già fatto”.
Apparentemente potrebbe sembrare la soluzione più semplice, ma in realtà non lo è affatto. 

Come fai a presentarti ad una schiera di donne fiere dei loro manicaretti con dei piatti preconfezionati (che si capisce benissimo che lo sono) e reggere il fuoco incrociato di scambio di ricette, complimenti e sorrisetti compiaciuti?? Come fai a non sentirti da meno?

Gli uomini tutto questo non lo vivono.
Non subiscono quella pressione silenziosa che ti fa sentire inadeguata se non sai impiattare bene o se non porti qualcosa fatto con le tue mani.
Loro, quando cucinano, lo fanno perché vogliono farlo: per passione, per divertimento, per rilassarsi.
Noi, invece, spesso cuciniamo perché ci sentiamo in dovere di farlo, per la famiglia, per la scuola, per il gruppo, per non sembrare quelle che “non ci tengono”.
Io, sinceramente, preferirei mille volte aprire il portafoglio piuttosto che il forno.

CHEF STELLATI E TORTE CASALINGHE Una donna deve saper cucinare

Gli uomini, quando scelgono di cucinare per mestiere, diventano chef stellati.
Le donne, invece, se vogliono trasformare la loro passione in professione ad altissimi livelli, incontrano mille difficoltà, e al massimo si concede loro di gestire la trattoria della Sora Lella.

È curioso come, anche in cucina, il talento maschile venga celebrato come arte, mentre quello femminile resta confinato al dovere domestico.
L’uomo che cucina è un artista, la donna che cucina “fa il suo”.

Una differenza sottile, ma che continua a pesare più di quanto sembri, soprattutto quando si parla della cucina di tutti i giorni, quella che molti considerano ancora una questione femminile.

CUCINARE PER PRINCIPIO 

Tornando al mio rapporto con la cucina, ammetto che faccio fatica ad accettare l’idea di non saper cucinare.
Una parte di me sa che non le dovrebbe importare, ma un’altra — quella più antica, educata all’idea che una donna “deve saper fare tutto” si ribella.
Così ogni tanto mi cimento con la piadina, la sfoglia, il ragù, l’arrosto e tutti i piatti della tradizione romagnola, più per dimostrare qualcosa a me stessa che per reale passione.

CUCINARE O COMPRARE? UNA SCELTA ANCHE ECOnoMICA

Oltre alla questione dell’autofinanziamento e del risvolto culturale del sapere cucinare o meno per una donna, c’è anche un altro aspetto economico legato alla cucina, ovvero la scelta di comprare un prodotto già preparato, spendendo di più ma risparmiando tempo, piuttosto che prepararselo da sola.

Una decisione che riflette bene il cambiamento dei tempi. Una volta si faceva tutto in casa, oggi invece molte donne lavorano fuori e portano reddito. Così quello che una volta si produceva tra le mura domestiche si tende sempre più a comprarlo sul mercato, per mancanza di tempo, di voglia e anche perché a un certo punto ci si accorge che il “fatto in casa” non è gratis: richiede ore, energie, e una gestione che, in termini economici, non sempre conviene.
Il problema è che nessuno lo mette mai nel bilancio familiare .

A ciascuno IL PROPRIO MESTIERE

Quindi dopo vari esperimenti più o meno riusciti, sono giunta concretamente alla conclusione che:

  • se posso acquistare sul mercato prodotti con una qualità migliore di quella che avrei facendola io (come i cappelletti e la pasta sfoglia in generale), allora li compro.
  • se invece sul mercato non trovo qualcosa che soddisfa il mio gusto (come le verdure, la carne e il pesce), allora mi cimento da sola.

In fondo è una semplice questione di efficienza: capire se il tempo che impiego per fare una cosa da sola valga davvero più del costo per comprarla già fatta. E alla fine penso che ognuno debba fare il mestiere che gli riesce meglio

Per tutto il resto c’è Mastercard.

E non rompetemi le scatole.

 

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