Cum Grano Salis

Riflessioni di una Contabile su temi Economici e Finanziari di MONICA VITALI

SEI BRUTTO E MALATO? ALLORA SEI NORMALE!

SEI BRUTTO E AMMALATO? ALLORA SEI NORMALE
Sei brutto e malato? Allora sei normale

 

Credo che ciascuno di noi nella propria quotidianità si stia accorgendo di come i controlli a carico del SSN prescritti dai medici di base stiano vertiginosamente scendendo a causa dei tagli alla spesa sanitaria nazionale.

A fronte di questo fenomeno che mina la nostra salute legato a motivi di bilancio pubblico, ce n’è un altro, opposto, legato ai bilanci delle aziende che fanno utili  “prendendosi cura” del nostro vigore, ovvero la tendenza a cercare di incrementare i livelli dei controlli per vendere più macchinari, medicinali, integratori o quant’altro.

Ecco, credo che la reazione di fronte a fenomeni così opposti, pur mossi dagli stessi motivi contabili, facciano presa su di noi in modo diverso in base al tipo di persona che siamo.

C’è il soggetto che non prenderebbe mai medicine, che va dal dottore quanto non ne può più, che fa i controlli solo se è costretto o solo se il controllo è gratuito, e c’è quello (più spesso “quella”) che fa centomila controlli, che al minimo disturbo va dal dottore, che non sopporta le attese del SSN e paga di tasca propria, e che è sensibile a tutte le pressioni che vengono fatte dai medici e da chi paga loro i convegni e le vacanze.

Ecco, io appartengo alla seconda categoria. Nel mezzo ci sta il mondo intero.

Quanto sia importante la prevenzione in campo sanitario per la tutela della nostra salute credo che sia fuori discussione, visto che ai tagli alla spese pubblica si attribuisce la recente e inaspettata diminuzione dell’aspettativa di vita . Invece quello di cui voglio discutere ora è la tendenza a medicalizzare la nostra vita, in quanto si usano sempre più cure per alcune situazioni che molti reputano patologiche e invece sono fisiologiche. Si pensi ad esempio alla medicalizzazione del parto, ai disturbi mentali diagnosticati a bambini che una volta erano solo “vivaci”, all’abbassamento dei livelli al di sopra dei quali le persone vengono definite a rischio ipertensione, o colesterolo. I sospetti circa i criteri diagnostici adottati sono più che legittimi, tanto che si parla di un vero e proprio “marketing della malattia”.

Oltretutto le persone più sensibili a questi messaggi sono quelle che già stanno attente alla propria salute, mentre molti di quei soggetti a rischio, che dovrebbero fare prevenzione e controllarsi, spesso se ne infischiano allegramente.

Una cosa analoga accade per quel che riguarda l’aspetto fisico, in quanto bellezza e salute vanno di pari passo. Sono settori apparentemente distanti, ma entrambi fanno leva sulle insicurezze legate al nostro corpo e al desiderio di essere amati e accettati dagli altri.

 
Quanti uomini e quante donne riescono ad essere veramente insensibili al bombardamento a cui siamo sottoposti sui canoni estetici esistenti?  Altrimenti le aziende a chi venderebbero i prodotti per la perdita di capelli,  per la cellulite o per le protesi ai seni?

 

Io ad esempio uso una crema diversa per ogni parte del corpo, e ho un budget di spesa in prodotti di bellezza pari soltanto a quello in libri, quindi sono un’ottima cliente. Ma non sono l’unica a quanto pare, visto che il consumo pro-capite di prodotti di bellezza è in piena espansione in tutto il mondo. Chiaramente con regole estetiche diverse da paese a paese, perché non esiste un unico concetto di bellezza, esiste un modello che varia da cultura a cultura e che il mercato cavalca per fare in modo che ciascuno ci si adegui. Pagando profumatamente.

E pazienza se le spietate leggi di mercato lasciano sul campo migliaia di vittime in termini di adolescenti insicuri, anoressici, bulimici, o adulti patofobi e complessati. Le guerre del terzo millennio si combattono anche così. Era forse meglio il Medioevo?

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